camera-albergo
Appunti

In camera d’albergo

Le porte a vetro dell’hotel si aprirono in automatico.
Entrò e fu avvolta dalla luce calda della hall.
A passo lento si diresse verso il bancone della reception.
– Buonasera! – esordì al solito il ragazzo della reception. Sempre lì, con la sua divisa scura.
– Buonasera, – rispose lei con voce roca, – stanza 216, grazie!
Il ragazzo prese la relativa chiave a scheda elettronica e la posizionò di fronte a lei sul liscio marmo del bancone. – Prego! – fece mostrandogli il suo solito sorriso.
Senza aggiungere altro lei prese la chiave e si spostò nel vano ascensori.
Non ebbe bisogno di effettuare la chiamata, un ascensore stava già lì, aperto e pronto ad accoglierla. Proprio quello che voleva.
Premette il pulsante del secondo piano e in pochi istanti si ritrovò sola e nel silenzio di quella cabina, un abitacolo di due metri quadri circondato da specchi. Il tempo di guardare il proprio volto stanco e affaticato che le due porte si spalancarono.
Come entrò in camera ogni parte del suo corpo iniziò a rilassarsi. Lasciò la borsa sulla scrivania. Si tolse in fretta le scarpe col tacco e con sollievo camminò sul parquet. Si gettò infine sulla poltrona di fianco al letto e rivolse lo sguardo sulla finestra a parete.
Da lì osservò l’imbrunire sui grattacieli della città. La solitudine l’assalì, ma si fece cullare dalla quiete di quelle quattro mura. E dai ricordi.
Un sorriso di serenità rifiorì sul suo volto.

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