collina di sera
Appunti

Non dimenticare

Il cielo era ancora una sfumatura di colori dal giallino al porpora quando iniziai a salire su per la silenziosa collina.
Il bavero rialzato del giacchetto mi riparava il collo dal gelido venticello. Le mani erano rigorosamente in tasca, a riposo e al calduccio. La scarpinata mi stava facendo venire il fiatone. Non ero certo abituato. Almeno mi stavo sciogliendo i muscoli e mi stavo riscaldando.
Arrivato in cima sentii una ventata più forte sbattermi in fronte e scompigliarmi i capelli. Mi spostai come in balia dei venti, finché non mi piazzai in un punto dove a quanto pare per un calcolo di traiettorie le folate non arrivavano.
Nessuno era presente all’infuori di me.
Miravo le colline scure dei dintorni e la valle piena di lucine. Tutto era fermo, immobile, come un presepe di Natale. Al di sopra di tutto ciò, nel cielo ormai buio, si potevano scorgere già i puntini bianchi delle varie costellazioni.
Fu solo per un attimo che il ricordo si tramutò in presente. Non un flashback, ma come se avessi proprio viaggiato nel tempo.
Fu più di quello che avevo sperato, ma non mi bastava. Avrei voluto durasse un’eternità.
Mi convinsi che in certi luoghi si avverte davvero la presenza di persone che si trovavano lì, che hanno rappresentato qualcosa di speciale o fatto cose per noi indimenticabili. In questi luoghi esse possono ritornare, anche solo per una frazione di secondo.
Poi i venti cambiarono direzione e fui di nuovo investito sul viso da essi. Un brivido mi percorse tutto il corpo.
Dovevo ripartire.

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