spiaggia affollata
Appunti

Spiagge da incubo

Uscii di casa con l’intenzione di passare una giornata di relax in spiaggia al mare. Avevo proprio bisogno di staccare la spina, essendo vicino ad avere un esaurimento nervoso.
Mi portai lo stretto necessario: ombrellone, sedia e asciugamano.
Come arrivai alla spiaggia ebbi la tentazione di rinunciare. Davanti a me si presentò un tale tappezzamento fitto quanto variegato di ombrelloni, sdraio, asciugamani e tanto altro, compresa la marmaglia umana che aveva insediato il tutto, che facevo fatica a vedere il colore della sabbia. Ma avevo fatto una lunga camminata sotto il sole cocente, tanto che ero in un bagno di sudore, quindi di tornare indietro non mi andava proprio.
Mi mossi in quel labirinto in cerca di un lembo vuoto a sufficienza per contenere una persona. Mi fermai dietro a un ombrellone aperto ma al momento disabitato. Piantai il mio non senza fatica, dal momento che il terreno era più roccioso. Capii dunque perché nessuno vi si era stabilito.
Aprii la sedia e feci per sedermi, ma sentii uno scrocchio seguito da una rottura. La sedia cedette al mio peso e in un attimo franai a terra. Mi parve di sentire delle risatine intorno. Cercai in fretta di ricompormi. E cercai di calmarmi. Poteva succedere, era una sedia vecchia e arrugginita.
Mi distesi dunque sull’asciugamano, dal quale se non altro riuscivo a intravedere il mare. Ero circondato però da voci e schiamazzi di vario genere che mi infastidivano. Alla mia destra un bambino giocava con la pistola ad acqua e qualche spruzzo arrivava a pure a me. Feci per guardare male il bambino, ma i genitori monitoravano sia lui che l’ambiente circostante.
D’improvviso giunse all’ombrellone di fronte una famigliola, di ritorno da qualche tuffo a quanto pareva. Mentre li vedevo scuotersi e asciugarsi mi arrivarono altre gocce d’acqua. Poi accostarono le loro sdraio, una attaccata all’altra, chiudendomi del tutto la vista del mare. Con fatica trattenni l’irritazione.
Decisi allora di andare a riva per godermi il mare e fare il bagno. Come misi piede sulla battigia mi arrivò una pallonata che mi prese in pieno sulla guancia sinistra. Non caddi ma rimasi stordito per qualche attimo.
– Scusa, scusa tanto… – si fece avanti un ragazzo sorridente, che senza darmi il tempo di ribattere riprese la palla e tornò dai suoi amici.
Dopodiché fui assalito da una serie di schizzi provenienti da ogni lato. Raggelai all’istante mentre la gente intorno continuava a correre. In breve mi ritrovai bagnato da capo a piedi. Nemmeno un tuffo potetti fare, dal momento che la riva era fitta di persone. Ne avevo abbastanza. Tornai alla mia postazione in spiaggia teso come una corda di violino.
All’arrivo mi accorsi che il mio asciugamano era stato spostato e che il mio ombrellone ora faceva ombra ad una coppia seduta di fianco.
– Spostatevi subito! – tuonai contro di loro.
Ma questi tagliarono corto dicendo di non rompere.
Accecato dalla rabbia mi avvicinai al bambino di prima, gli presi la pistola ad acqua e iniziai a sparare verso la coppia. Ma non buttava, l’acqua era finita. La coppia iniziò a ridere.
Ero su tutte le furie e anche i genitori del bambino si stavano facendo minacciosi nei miei confronti. Incurante di loro presi il secchiello del bambino, scavai della sabbia e la lanciai ai genitori, poi feci lo stesso per la coppia, che smise di ridere.
Nacque un parapiglia fatto di discussioni e lanci di sabbia, finché non intervenne prima il bagnino e poi la polizia. Alla fine dovetti pagare una multa e non mi rimase altro da fare che sloggiare.
Me ne tornai a casa maledicendo quella spiaggia e i suoi vacanzieri. E giurai a me stesso che da allora sarei andato sempre in una spiaggia deserta, anche fosse lontana.